Altri blog:
Ico
Halfluke
Baccio
Meucci
Nascondi editor
Kiatto, "postato" il 23/07/17 alle 15:19:37

Che razza di razze

Nel questionario da compilare periodicamente per l'Ufficio del censimento i cittadini statunitensi devono indicare la razza di appartenenza dei soggetti censiti. Sul relativo sito web, consapevoli, evidentemente, della pochezza scientifica del concetto di razza umana, viene, non a caso, fatta la seguente precisazione:
"The racial categories included in the census questionnaire generally reflect a social definition of race recognized in this country and not an attempt to define race biologically, anthropologically, or genetically".
Una definizione sociale, dunque, di per se molto discutibile e contraddittoria per la quale, non a caso, si fa riferimento, in particolare, alle categorie di bianco e nero/negro residuo di quei tentativi pseudoscientifici di classificazione tassonomica della specie umana effettuati negli ultimi secoli.
Eppure il termine "razza", già di per se, è scientificamente inadeguato per i fini con i quali è stato utilizzato in riferimento alla specie umana in quanto si tratta di un termine proprio della zootecnia che sta a indicare un gruppo di animali appartenenti alla stessa specie che sono stati selezionati in modo da possedere determinate caratteristiche proprie.
Allo scopo di suddividere la specie umana in gruppi biologicamente distinti sarebbe forse più corretto utilizzare il concetto di sottospecie tentativo che però sarebbe comunque vano dato che non esistono dei confini biologici inequivocabili che separino le popolazioni umane.
Storicamente sono state in auge delle classificazioni basate su caratteristiche molto superficiali ed evidenti come il colore della pelle. In quest'ultimo caso si tratta però di un semplice adattamento delle popolazioni all'ambiente: in seguito a una migrazione in pochi secoli, la pigmentazione della pelle di un gruppo umano determina un imbrunimento della pelle nel caso di una maggiore esposizione ai raggi UV (fornendo una maggiore protezione) oppure, in caso contrario, uno schiarimento (consentendo la penetrazione almeno di una piccola porzione di luce ultravioletta sottopelle per produrre vitamina D per coloro che vivono in luoghi poco soleggiati).
Gruppi umani geneticamente molto diversi tra di loro possono, pertanto, condividere la stessa pigmentazione della pelle e d'altra parte due gruppi umani geneticamente affini possono, invece, essere caratterizzati da un colore della pelle nettamente differente. A parità di geni, poi, il colore della pelle cambia anche notevolmente a seconda delle abitudini dell'individuo. In Europa, ad es., l'abbronzatura è sinonimo di bellezza mentre in estremo Oriente vale esattamente il contrario. Misurare il reale livello medio di pigmentazione di una popolazione è dunque quantomeno problematico. Ma se il colore della pelle non è un parametro adatto a definire gruppi umani geneticamente affini lo stesso vale anche per le altre caratteristiche utilizzate storicamente come l'indice cefalico. Le categorie razziali tuttora in voga sono dunque completamente arbitrarie e fondate tentativi di classificazione scientifica assolutamente grossolani oltre che riflettere un punto di vista prettamente eurocentrico. La verità è che la specie umana presenta si un discreto livello di variabilità genetica frutto della sua espansione in ambienti geografici estremamente eterogenei e del temporaneo isolamento (soprattutto in periodi preistorici) di alcune popolazioni ma la suddivisione della stessa in gruppi rigidamente distinti è un esercizio inutile e senza possibilità di successo da un punto di vista scientifico che riflette più che altro il desiderio da parte del classificatore di separare in gruppi le popolazioni umane per esigenze extrascientifiche.

0 Commenti
Kiatto, "postato" il 01/05/17 alle 23:08:09

Popolazione italiana anno 2066

Da pochi giorni sono state pubblicate dall'Istat le previsioni demografiche relative all'Italia fino all'anno 2066. Secondo lo scenario mediano di queste previsioni la popolazione italiana, dopo una fase di relativa stabilità, sarebbe caratterizzata da un decremento che la porterebbe dagli attuali 60,7 ai 53,4 milioni di individui nell'anno 2066. Si tratta di una previsione sicuramente accurata ma che rappresenta, a mio avviso, un esercizio puramente sofistico. Nei prossimi 50 anni, infatti, sono veramente tanti i possibili eventi che potrebbero completamente stravolgere queste previsioni. Sul fronte del saldo migratorio potrebbe materializzarsi, infatti, un esodo incontrollato dall'Africa o dall'Asia meridionale come non è da escludere un'Europa completamente fortificata impossibile da raggiungere e con flussi migratori in entrata azzerati. Da non escludere poi una fuga in massa dall'Italia per motivi economici o ambientali. Le famiglie italiane continueranno, poi, a fare pochi figli anche nei prossimi decenni? Sul fronte della mortalità, inoltre, sono possibili innumerevoli catastrofi, a partire dall'apocalisse climatica causata dall'effetto serra antropico per poi passare da un conflitto nucleare globale senza escludere il dilagare delle malattie causate dalle innumerevoli forme di inquinamento. D'altra parte il progresso scientifico potrebbe stupirci portando la durata della vita umana verso limiti inesplorati.
0 Commenti
Kiatto, "postato" il 29/09/16 alle 16:03:58

NOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ecco su quale quesito si voterà al referendum del prossimo 4 Dicembre:
0 Commenti
Kiatto, "postato" il 24/08/16 alle 09:39:25

Congiuntura climatica globale

Un aggiornamento sulla situazione climatica globale:
secondo i dati della NASA dopo le anomalie record registrate in inverno, i mesi più recenti hanno fatto segnare valori più contenuti ma che rappresentano comunque i record mensili assoluti.
L'ultimo mese disponibile, Luglio 2016, ha manifestato un valore superiore di 0,84°C rispetto alla media di riferimento 1951-80 risultando comunque il Luglio più caldo di tutta la serie storica.
Per quanto rigurarda l'estensione dei ghiacci marini va segnalato che nell'Artide dopo i record negativi dei primi mesi del 2016 quest'estate ha fatto segnare un gravissimo deficit che però non è stato tale da battere i minimi del 2012 e del 2007.
Questo parziale ridimensionamento del riscaldamento globale che rimane comunque su livelli record è imputabile al venir meno de "el Niño". Nei prossimi mesi sembra che prevarrà invece la Niña favorendo un raffreddamento globale in un contesto di attività solare decisamente debole.
La misura della riduzione delle eccezionali anomalie termiche positive ci darà un'importante indicazione sui rapporti di forza tra effetto serra e fattori extra antropici.
0 Commenti
Kiatto, "postato" il 15/03/16 alle 15:41:39

Febbre altissima

Secondo gli ultimi dati della NASA riguardanti la temperatura media della superficie terrestre negli ultimi 1634 mesi solo 5 hanno superato di oltre 1 °C la media del trentennio 1951-80 e si tratta precisamente degli ultimi 5 mesi con Febbraio, l'ultimo della serie, che è schizzato a +1,35 °C, stracciando ogni precedente record compreso il precedente che risaliva soltanto al mese precedente che a sua volta aveva battuto il record del Dicembre 2015.
Siamo, insomma, proprio in questi mesi, di fronte a un'escalation senza precedenti delle temperature globali.
Se prendiamo le sole temperature terrestri dell'emisfero boreale l'anomalia del Febbraio 2016 sale a quota 2,36 °C. Valori ancor più impressionanti caratterizzano la regione artica dove, infatti, questo inverno l'estensione dei ghiacci marini è stata la minore di sempre, ovvero, dal 1979, da quando si dispone di dati satellitari sufficientemente accurati.
Il riscaldamento globale, insomma, avanza a grandi passi, preoccupa però la scarsa attenzione sull'argomento segno, forse, che non c'è abbastanza consapevolezza sui rischi associati alla catastrofe climatica in corso.
Del resto, il petrolio viene venduto a prezzi stracciati, la contentrazione di CO2 nell'atmosfera segna ormai valori stabilmente al di sopra delle 400 ppm e nessuno sembra seriamente intenzionato a cambiare il nostro modello di sviluppo.

Temperatura media globale: i 5 mesi più caldi (Gen 1880-Feb 2016)

MeseAnomalia (°C)
Febbraio 20161,35
Gannaio 20161,14
Dicembre 20151,10
Ottobre 20151,06
Novembre 20151,03
0 Commenti
Kiatto, "postato" il 14/10/15 alle 10:01:28

Due note stonate

Due note stonate turbano l'esecuzione della sinfonia dell'impero d'occidente.
Eppure il comunismo era dato per morto, le opinioni pubbliche addomesticate e la narrazione degli eventi in mano ai filibustieri del marketing.
Ciònonostante, alla guida del glorioso partito laburista britannico, soggetto politico che da decenni era stato trasformato in uno strumento utile solo per lobbisti delle multinazionali e pescecani della finanza, troviamo un tale, di nome Jeremy Corbyn, che dice cose, di sinistra, cose che non si sentivano, almeno nel Regno Unito, da decenni. Si paventa addirittura la (ri)nazionalizzazione delle ferrovie o l'uscita del regno dalla NATO. Cose che, seppur ritenute irrealizzabili dai soliti ben pensanti, tolgono il sonno ai pezzi grossi.
Ma, come se non bastasse, il sonno dei potenti è turbato anche da un altro inquietante figuro che si è sorprendentemente manifestato alle primarie del partito democratico oltre oceano. Bernie Sanders, forse, non ha praticamente speranze di vincere ma sta già condizionando le proposte politiche di Hillary Clinton che, nel frattempo, sente il terreno franarle sotto i piedi.
Non si tratta di nuovi e accattivanti sinistroidi post moderni alla Pablo Iglesias ma di due vecchi leoni noiosi, due sedicenti socialisti appartenenti idealmente a quel socialismo il cui significato originario, in gran parte d'Europa, è stato stravolto dalla storia grazie a generazioni e generazioni di opportunisti, trasformisti e ruffiani mentre nel mondo angloamericano è ancora sinonimo di anticapitalismo.
0 Commenti
Kiatto, "postato" il 21/07/15 alle 23:35:24

Miraggi

L'afa asfissiante che ci sta tormentando da giorni rende difficile credere a quello che emerge dal monitoraggio quotidiano delle anomalie termiche globali della superficie terrestre del sito cci-reanalyzer.org. Eppure forse, non si tratta di un'allucinazione. Da tali dati, sembrerebbe che, nei primi giorni di Luglio, ci sia stato un improvviso ridimensionamento del global warming che si è attestato, in queste prime 3 settimane di Luglio su valori di 0,3°C inferiori rispetto alla media 1971-2000 di Giugno, con un'anomalia media, per ora di "soli" 0,27°C.
Sarà forse un fenomeno effimero ma, dopo mesi e mesi di record del caldo a tutti i livelli ci attacchiamo anche a questo. Mi colpisce, inoltre, il fatto che questo si verifichi nel bel mezzo di un notevole Niño
Il ciclo solare 24, quello corrente, è risultato piuttosto fiacco e il suo picco di attività, che ci siamo lasciando alle spalle, è il più debole da decenni. Possibile dunque, che la diminuita attività solare stia iniziando a farsi sentire controbilanciando, almeno in parte, il riscaldamento globale antropogenico?
0 Commenti
Kiatto, "postato" il 19/01/15 alle 22:15:59

2014, l'anno più caldo di sempre

I primi dati dei vari centri di ricerca e monitoraggio del clima globale portano tutti alla stessa conclusione:
il 2014, l'anno che si è appena concluso, è stato il più caldo di sempre, o meglio, da quando si registrano le temperature terrestri.
Secondo la NASA, ad es., la media del 2014 supera di 0,68°C quella del periodo 1951-80, battendo di due decimi di grado il recente record del 2010 e collocando il 2014 al 1° posto del periodo 1880-2014.
Il NOAA giunge alla stessa conclusione assegnando al 2014 una media pari a 14,59°C contro una media di 13,9°C per l'intero 20° secolo, valore che batte di ben 4 decimi di grado i dati del 2005 e del 2010 che corrispondevano al record precedente.
In questo quadro non fa eccezione l'Italia che, secondo i dati ISAC-CNR, supera di ben 1,45°C la media 1971-2000, battendo di 8 centesimi di grado il famigerato 2003.
In questa situazione già di per sé poco rassicurante un ulteriore elemento di preoccupazione deriva dal fatto che questi record si sono verificati pur in assenza di episodi significativi del fenomeno noto come el Niño. Viene da domandarsi che succederebbe oggi con un Niño paragonabile a quello del 1998. L'allarmismo con toni apocalittici è un po' passato di moda ma ce poco da stare allegri: l'effetto serra antropico sta, insomma, facendo danni sempre più gravi.
0 Commenti
Kiatto, "postato" il 16/11/14 alle 16:28:56

Podemos?

L'ultimo sondaggio pubblicato da EL PAÍS delinea uno tsunami politico. In Spagna, il neonato movimento politico PODEMOS, già reduce da un ottimo risultato alle recenti elezioni europee (8% dei voti e 5 europarlamentari eletti) viene, per la prima volta, collocato, con il 27,7% al 1° posto nelle intenzioni di voto davanti sia all'opposizione socialista del  PSOE (26,2%) che al PPE (20,7%).
Le notizie, insomma, sono almeno due: la prima consiste nel fatto che una sinistra alternativa al neoliberismo, famiglia politica che dopo la caduta del muro di Berlino sembrava destinata alla scomparsa, sta godendo di un'improvvisa nuova vitalità come dimostra anche il grande successo di Syriza in Grecia (questo partito, fra l'altro, ha un livello di consensi tale da poter aspirare al prossimo governo).
Del resto i vari amici del gruppo Bilderberg o i frequentatori dell'Aspen Institute dimostrano una certa miopia se sperano di continuare a prosperare a scapito dei popoli affidandosi alla parvenza di democrazia data in Europa dalla falsa dialettica conservatori-socialisti. L'assetto attuale, infatti, è minacciato oggi, oltre che da un'eventuale risveglio di una nuova sinistra anticapitalista, anche dal dilagare di una destra ostile alla globalizzazione finanziaria.
La seconda notizia, invece, sta nel fatto che sembrano emergere nuove strutture politiche, nuove tipologie di partiti, organizzazioni meno adatte ai professionisti della politica, meno permeabili alle lobby e con interessanti elementi di democrazia diretta.
La sinistra novecentesca ha parzialmente fallito nel suo compito proprio sul terreno della democrazia e la possibilità di cambiare in meglio il Mondo si gioca proprio su questo terreno.
0 Commenti
Kiatto, "postato" il 18/09/14 alle 23:18:56

Record asimmetrici

Continua l'incredibile serie di record di estensione dei ghiacci marini antartici. Proprio in queste ore, secondo le stime del Polar Research Group facente parte del dipartimento di scienze atmosferiche dell'Università dell'Illinois, l'area coperta dai ghiacci marini dell'emisfero australe avrebbe raggiunto i 16.480.240kmq. Stracciato il precedente primato di 16.232.380kmq risalente al Settembre 2007.
Si consideri che tali dati si basano sulle immagini satellitari e che tale serie storica parte dal 1979.
Risulta particolarmente curioso che alcuni dei record o, comunque, livelli eccezionali, di estensione dei ghiacci marini australi coincidano con i più catastrofici record negativi dei ghiacci marini boreali (2007 e 2012).
Non è facile spiegare tale apparente relazione inversa, mi limito perciò ad azzardare tre possibili ipotesi:
  1. esiste un meccanismo climatico che determina una correlazione negativa tra le anomalie artiche e antartiche, un meccanismo forse dipendente dai Cicli di Milanković;
  2. il nostro pianeta, in questo momento, è soggetto a forzanti climatiche che spingono in direzioni opposte, da una parte l'effetto serra antropogenico mentre dall'altra alcuni fattori naturali che potrebbero determinare un raffreddamento globale. Questa situazione contrastata si rifletterebbe nelle contraddizioni climatiche attuali;
  3. la crescita di estensione dei ghiacci marini antartici non è altro che l'ennesimo sintomo di un pianeta soggetto a un riscaldamento inarrestabile. In realtà il crescente scioglimento dei ghiacci marini terrestri dell'Antartide (la cui massa supera di gran lunga quelli marini) sta determinando un anomalo raffreddamento dei mari prospicenti tale continente favorendone un maggiore congelamento superficiale.

record ghiacci marini antartici
0 Commenti
Kiatto, "postato" il 25/08/14 alle 23:10:42

Coherence

NYTimes.com, April 1, 2010.

After his meeting with Mr. Assad, Mr. Kerry said in a statement that the United States and Syria shared a mutual interest in having a very frank exchange on any differences that may exist, but also on the many, many agreements that we have about the possibilities of peace in this region. The United States and its Arab allies are hopeful that re-engagement with Syria may encourage its leaders to distance themselves from Iran, an economic and strategic alliance that Syria has fostered for decades.

CNSNews.com, March 28, 2011.

Doing the round of Sunday television talk shows with Defense Secretary Robert Gates, Clinton told CBSs Face the Nation that the U.S. would not enter the conflict in Syria as it has in Libya. No, she said. Each of these situations is unique. While saying the administration deplored the violence in Syria, she contrasted the situation to that of Libya. Whats been happening there [in Syria] the last few weeks is deeply concerning, but theres a difference between calling out aircraft and indiscriminately strafing and bombing your own cities and then police actions, which, frankly, have exceeded the use of force that any of us would want to see.

Bloomberg.com, March 1, 2013.

The U.S. will provide support directly to Syrian rebel fighters for the first time, increasing U.S. involvement in the two-year-old war to oust President Bashar al-Assad, Secretary of State John Kerry said. The U.S., in its first official contact with the Free Syrian Army, plans to provide it with non-lethal aid such as medical equipment and ready-to-eat meals, and also will give the political opposition $60 million to offer basic services and better governance in areas it now controls, Kerry said yesterday at a conference in Rome of nations supporting the rebels. Kerry expressed strong support for ending Assads 12-year rule, while announcing limited steps that reflect U.S. wariness of getting drawn into the conflict and concern about Islamic extremists among the rebel factions.

theguardian.com, September 9, 2013.

The US secretary of state has said that President Bashar al-Assad has one week to hand over his entire stock of chemical weapons to avoid a military attack. But John Kerry added that he had no expectation that the Syrian leader would comply. Kerry also said he had no doubt that Assad was responsible for the chemical weapons attack in east Damascus on 21 August, saying that only three people are responsible for the chemical weapons inside Syria – Assad, one of his brothers and a senior general. He said the entire US intelligence community was united in believing Assad was responsible.

Business Insider, August 20, 2014.

In a heavily personal statement, Kerry mourned the death of James Foley, the journalist. He called the group, the Islamic State of Iraq and Syria (ISIS or ISIL), the "face" of a new "evil in this world," saying the U.S. would continue to confront ISIS "wherever it tries to spread its despicable hatred." And he said the group must be "destroyed. Later in a tweet, he went even further Kerry said ISIS "will be crushed."

1 Commento
Kiatto, "postato" il 11/08/14 alle 22:44:29

Una congiuntura climatica controversa

Il global warming pare procedere nella sua marcia inarrestabile anche perché, come dimostra il recente boom globale del fracking, la specie umana sembra incapace di controllare realmente le sue emissioni in termini di gas serra. Temo, infatti, che i combustibili fossili saranno sfruttati fino all'ultima goccia di petrolio o all'ultima particella di carbone a dispetto del notevole assortimento di fonti di energia alternative a disposizione.
Recentemente i livelli di concentrazione di CO2 hanno raggiunto la fatidica soglia di 400ppm dimostrando quanto la situazione sia sfuggita di mano.
Gli ultimi dati del National Oceanic and Atmospheric Administration confermano in modo spietato questo quadro desolante:  il Giugno del 2014, con un anomalia globale delle temperature superficiali pari a +0,72°C rispetto alla media del 20°C secolo, risulta il più caldo dell'intera serie storica. Spulciando le statistiche della NASA per trovare un mese sotto la media 1951-80 dobbiamo tornare indietro fino al febbraio 1994 con un'insignificante anomalia negativa di -0,01°C mentre per trovare un interno anno sottomedia dobbiamo risalire all'ormai lontano 1976. Gli anni che vanno dal 1880, inizio della serie storica, al 1936 sono, sono invece tutti caratterizzati da valori inferiori alla media 1951-80.
Se non bastassero le serie storiche delle temperature superficiali terrestri e oceaniche, a confermare il progressivo surriscaldamento, ci sono anche i dati satellitari relativi all'estensione dei ghiacci marini artici che, già di per se caratterizzati da una tendenza marcatamente negativa, hanno fatto registrare dei nuovi record negativi davvero catastrofici prima nel 2007 e poi nel 2012.
Prima di valutare l'ipotesi di abbandonare il pianeta, vale la pena di considerare che ci sono, almeno per il momento, ancora dei dati che stonano con la sinfonia del global warming. Proprio nello scorso Giugno, in un contesto di anomalie termiche globali da record assoluto, i ghiacci marini antartici, incredibilmente, stabilivano nuovi record di estensione stagionale. Altra fenomenologia di difficile interpretazione l'estensione della superficie innevata nell'emisfero boreale che mostra un trend pluridecennale sostanzialmente piatto. Anche el Niño, dopo l'ultima potente fiammata del 1997-98, sembra, negli ultimi anni un po' sotto tono.
Si tratta di semplici feedback solo apparentemente contraddittori di un sistema complesso oppure sono i segnali di un'almeno temporanea inversione di rotta?
Di certo c'è che dopo il periodo di eccezionale attività solare degli ultimi decenni, il ciclo 24, ci conferma un certo rallentamento. Per il momento non ci sono elementi solidi per affermare se si stia andando verso un periodo di marcata quiescenza del Sole tale forse da controbilanciare se, non addirittura, prevalere sull'effetto serra antropico oppure se si tratta di un fisiologico assestamento incapace di sottrarci al rovente destino che ci siamo apparecchiati.
1 Commento
Kiatto, "postato" il 27/03/14 alle 23:15:12

La libertà non è gratis

Ieri il premio nobel per la pace 2009 in visita a Roma, preoccupato per gli eventuali tagli al budget NATO, ha affermato che "la libertà non è gratis". Il concetto espresso ricorda un po' quello della "protezione" fornita dalla criminalità organizzata, quello che nel gergo mafioso viene chiamato pizzo. Gli Stati Uniti, insomma, garantiscono la loro supposta protezione ai paesi "amici" ma c'è un prezzo da pagare. Oggi questo prezzo per l'Italia è rappresentato dall'acquisto dei costosissimi e, peraltro, difettosi aerei cacciabombardieri F35, gioiello dell'industria bellica statunitense.
0 Commenti
Kiatto, "postato" il 17/03/12 alle 15:29:07

Neoliberal paradox

In order to have higher employment we need economic growth.
Increases in productivity are the main factor responsible for economic growth.
Higher productivity cuts jobs.
3 Commenti
Kiatto, "postato" il 22/09/11 alle 22:58:22

Claustrofobia

In prossimità della prossima vigilia di Ognissanti (Halloween per gli anglofili) il numero degli individui appartenenti a quella specie di primati che va, al momento, per la maggiore dovrebbe raggiungere l'inquietante cifra di 7000000000.
Solo ieri, nel 1999, eravamo appena 6 miliardi, nell'anno in cui mio padre è diventato ufficialmente adulto eravamo, invece, 3 miliardi, 1 miliardo in più rispetto a quando il mio nonno paterno compiva, a sua volta 18 anni.
Mi viene un attacco di claustrofobia se focalizzo il mio pensiero su queste migliaia di milioni di individui brulicanti intenti a soddisfare i loro mutevoli e variegati bisogni la cui impronta ecologica è decisamente superiore a quella di qualunque altra specie.
Non solo siamo tanti e pieni di esigenze ma abbiamo anche un'organizzazione sociale che istiga allo spreco e all'individualismo a scapito di ogni razionalizzazione nell'uso delle risorse.
Il panico derivante da un simile scenario, forse foriero di qualche catastrofe globale, può però essere parzialmente mitigato dal fatto che la crescita demografica mondiale sta decelerando.
Appena qualche decennio fa, nel nostro pianeta, solo in poche aree "sviluppate" il tasso di fertilità totale era prossimo ai livelli di "rimpiazzo" mentre nella pressoché totalità dei "paesi in via di sviluppo" la transizione demografica era solo agli albori.
In pochi decenni, però, in un lasso di tempo decisamente inferiore a quello che era stato necessario in Europa, si è assistito a una rivoluzione nei pattern riproduttivi in vaste zone del pianeta dal Maghreb all'Indocina, dal Medio Oriente all'America Latina.
In meno di una generazione le donne iraniane sono passsate da una media di oltre 5 figli a meno di 2. A questa rivoluzione resistono solo gran parte dell'Africa subsahariana e alcune aree abbastanza marginali ma anche in queste zone si notano i podromi di un possibile cambiamento.
La spettacolare frenata nei tassi di fecondità totale non impedirà però alla popolazione globale di continuare a crescere e molto probabilmente la Terra raggiungerà i 9 miliardi di abitanti.
Quello che non è chiaro è, invece, cosa succede dopo la transizione demografica e se davvero potrà verificarsi un ridimensionamento della nostra specie che mi auguro comunque temporaneo e, soprattutto, non guidato dalla mortalità.
3 Commenti
Kiatto, "postato" il 13/03/11 alle 16:33:58

Déjà vu

Nell'estate del 2008 i prezzi delle materie prime macinavano nuovi record assoluti e, in particolare, il prezzo del petrolio raggiungeva un valore pari a oltre 14 volte quello del minimo relativo di 10 anni prima. Questi eventi funsero da innesco facendo esplodere le contraddizioni di un sistema economico pesantemente condizionato dalle speculazioni immobiliari e finanziarie. Tale crescita dei prezzi ingenerò, infatti, nelle banche centrali la solita corsa al rialzo dei tassi di interesse nel tentativo di scongiurare l'insorgere di spinte inflazionistiche. Ma il neoliberismo rampante aveva già minato il potere d'acquisto delle classi medie costrette oramai a ricorrere in modo sconsiderato al credito al consumo e la crescita del costo del denaro, con l'enorme numero di persone titolari di mutui a tasso variabile, non poteva, a quel punto, non determinare un tracollo dei mercati immobiliari.
In un simile contesto i titoli cartolarizzati corrispondenti ai crediti delle banche nei confronti degli aspiranti proprietari di immobili divennero carta straccia e il mercato finanziario si ritrovò sull'orlo dell'apocalisse.
Oggi sappiamo, ahimé, come è andata a finire, i governi, indebitandosi sempre più, hanno salvato, ovviamente con i soldi dei contribuenti, i colossi bancari sull'orlo del fallimento mentre coloro che più di tutti erano i responsabili di tale situazione, speculatori senza scrupoli insaziabili accumulatori di denaro, dopo una piccola pausa, hanno ripreso indisturbati le loro attività.
Certo quando poi l'agenzia di rating di turno svaluta il debito di qualche paese, causando tagli senza pietà al welfare e ulteriori restringimenti di cinghia agli ultratartassati lavoratori dipendenti, loro sono invece lì in prima linea a fare i loro giochini finanziari lucrando sui danni che hanno causato.
Detto questo la recessione negli ultimi mesi si era trasformata in una timida ripresa e i tassi di interesse, almeno quelli ufficiali, si erano adagiati su valori bassissimi.
Da qualche settimana, però, ci sono dei segnali che fanno pensare che la relativa "pacchia" sia già al capolinea.
Il prezzo del petrolio, infatti, è tornato ben oltre i 100$ al barile, mentre i tassi di riferimento, tipo l'euribor, dopo aver toccato i loro minimi hanno iniziato un'ascesa inesorabile. A questo punto la situazione inizia a presentare delle analogie con il 2008, sperando, per lo meno, che non compaia il temibile spettro della stagflazione.

3 Commenti
Kiatto, "postato" il 25/01/10 alle 23:24:07

Onde nella palude

Nella putrida palude la lieve ondulazione pugliese mette in evidenza una piccola incrinatura nell'equilibrio politico-economico dominante. La forte convergenza di interessi di una classe politica oramai blindatissima (grazie a soglie di sbarramento, abolizione delle preferenze e predominio massmediatico) e i gruppi economici che prosperano nutrendosi degli ancora copiosi denari dei contribuenti non è ancora riuscita a scongiurare lo spauracchio della politica e della partecipazione. Qua e la tra una lista grillo e un voto imprevisto alle primarie emerge a macchia di leopardo il desiderio di settori della società italiana di contribuire più direttamente alle decisioni sul proprio futuro. L'episodio pugliese, con l'oligarchia dominante impersonata dalla nomenclatura dalemiana e l'udc è stata sbaragliata da un improvviso scatto d'orgoglio della "meglio gioventù". I piani di privatizzazione dell'acquedotto pugliese da parte del gruppo Caltagirone e la partecipazione di Angelucci alla spartizione della torta della sanità pugliese sono ora seriamente minacciati. Pur disponendo dell'appoggio di tutti i principali partiti e di un vasto schieramento di giornali pronti a sparare a zero sul nemico la partita pugliese, dopo il trionfo del candidato di sinistra libertà ecologia alle primarie, è più aperta che mai. Vendola però non è Marrazzo, stavolta Libero ha trovato pane per i suoi denti. La politica, quella fatta di partecipazione diffusa e progetti di una società migliore è moribonda ma non è ancora morta.
0 Commenti